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martedì 7 giugno 2011

Facciamo pace con le fibre.

Riporto integralmente l'articolo apparso su http://www.modusonline.it/35/alimentazionecontinua.asp

Giuseppe Fatati, responsabile della Struttura complessa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni e presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica.

Facciamo pace con le fibre
Frutta, verdura e legumi aiutano l’intestino, prevengono tumori e altre malattie, riducono la fame e soprattutto l’impatto glicemico degli zuccheri oltre ad apportare vitamine minerali. Riportiamoli sulla nostra tavola!


Per millenni verdura e frutta sono state la base della nostra alimentazione. Improvvisamente, nell’arco di pochi decenni, le abbiamo messe da parte», esordisce Giuseppe Fatati, presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, «oggi sono davvero poche, in Italia, le famiglie dove frutta e verdura sono presenti almeno in una porzione ogni pasto, come tutte le Linee guida alimentari consigliano».
Eppure le fibre alimentari, il principio nutritivo che caratterizza frutta e verdura, «sono il campo nel quale, in questi anni, la Scienza sta facendo le scoperte più interessanti. Sempre più studi valutano il loro ruolo preventivo nei confronti di alcune delle malattie e delle condizioni più comuni», nota Patrizio Tatti, Direttore della Unità Operativa di Endocrinologia e Diabetologia ospedaliera e territoriale della Asl Roma H, «e soprattutto non si sono registrate mai controindicazioni, il che in medicina è piuttosto raro!».
La differenza principale tra le fibre e gli altri nutrienti (zuccheri, proteine e grassi), è che le fibre hanno un modesto valore nutritivo. «Non sono considerate una fonte di energia, pur essendo dei carboidrati complessi, in quanto non assorbibili a livello intestinale. Svolgono però importanti funzioni, come la modulazione dell’assorbimento di nutrienti nell’intestino, favoriscono il transito intestinale richiamando acqua e aumentando il volume fecale e contribuiscono all’aumento del senso di sazietà», sottolinea Bruna Santini, responsabile dell’Unità di Dietetica e Nutrizione clinica presso l’Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino.
Esistono due tipi di fibre, quelle idrosolubili che hanno un effetto sul metabolismo e quelle non solubili che svolgono un ruolo ‘meccanico’ sull’apparato digerente. La fibra insolubile è contenuta soprattutto nei cereali integrali, nelle verdure e negli ortaggi, mentre quella solubile è presente soprattutto nei legumi e nella frutta, anche se generalmente gli alimenti contengono in misure diverse entrambi i tipi di fibra.





Patrizio Tatti, responsabile del Servizio di diabetologia ospedaliera e territoriale della Asl Roma H.
Fibre in bocca.
La frutta e la verdura, se crude, richiedono spesso una masticazione lunga e impegnativa. Questo aiuta a rafforzare i denti e le ossa della mascella. «Per le persone obese e fortemente sovrappeso che spesso sentono appetito fra un pasto e l’altro per un disturbo nel ritmo della sensazione di fame», ricorda Fatati, «masticare un alimento che ‘oppone resistenza’ permette di spegnere la sensazione di fame molto più di quanto farebbe un alimento più facile da masticare». Mettere a tavola legumi, ortaggi e frutta permette di allungare la durata del pasto «e questo è positivo perché le persone obese impiegano meno tempo a mangiare di quelle magre» continua Fatati, responsabile della Struttura complessa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni.

Effetto ‘stomaco pieno’.
Nello stomaco le fibre solubili assorbono acqua e aumentano il loro volume. Lo stomaco letteralmente si ‘riempie’ con alimenti che non hanno quasi nessun valore calorico. Il senso di sazietà dipende da numerosi stimoli ma soprattutto dai recettori interni dello stomaco che funzionano come il ‘troppo pieno’ di un serbatoio. Anche le fibre insolubili allungano il processo digestivo, collaborando a mantenere la sensazione di sazietà. «Certo, questo può essere negativo per le persone che soffrono di gastropatia autonomica – una complicanza poco diagnosticata del diabete che rallenta la motilità dello stomaco – perché potrebbero facilitare un reflusso gastro-esofageo», interviene Piero Modina, responsabile degli Ambulatori di Diabetologia di Cuorgné e Caluso in provincia di Torino, «questa però è una controindicazione all’uso eccessivo di fibre, un ‘rischio’ che purtroppo si corre assai di rado».

Ginnastica per l’intestino.
«Le fibre insolubili fanno fare per così dire ‘ginnastica’ all’intestino», illustra Piero Modina. All’azione meccanica si affianca quello che Bruna Santini definisce «un importante effetto moderatore e normalizzatore su tutta la flora batterica dell’intestino». Le fibre proteggono la flora intestinale dall’attacco di batteri patogeni e combattono la stitichezza. «Anche l’effetto anti-tumorale, ormai assodato, è dovuto in parte alla velocità di transito che riduce la proliferazione di batteri nocivi e migliora la salute dell’endotelio, il rivestimento interno dell’intestino», nota Patrizio Tatti.


Piero Modina, responsabile degli Ambulatori di Diabetologia di Cuorgné e Caluso in provincia di Torino.
Assorbimento controllato per zuccheri e grassi.
Soprattutto le fibre solubili contenute nella verdura, nei legumi e nella frutta rallentano la velocità di assorbimento di zuccheri e grassi. «È per questo che le Linee guida Amd-Sid consigliano in modo particolare alle persone con diabete di assumere cinque porzioni a settimana di verdura e frutta e di sostituire almeno quattro volte a settimana il ‘primo’ con un piatto di legumi», ricorda Modina.
«Le fibre svolgono un’azione documentata nello ‘smussare’ il picco glicemico. Gli zuccheri e i grassi entrano in contatto più lentamente con la mucosa intestinale e sono quindi trasformati in glucosio in misura minore e soprattutto assorbiti in un arco di tempo maggiore» sottolinea Tatti, indicando il vantaggio principale delle fibre per le persone con diabete. «Questo spiega perché noi diabetologi, mentre in passato proibivamo ‘i dolci’, oggi suggeriamo a chi vuole, una volta ogni tanto, mettere in tavola una fetta di torta o un gelato, di inserire nel pasto una porzione abbondante di fibre», continua Tatti: «Le fibre rivestono i granuli di amido degli zuccheri e l’azione di degrado viene rallentata».
L’effetto è decisivo per le persone nelle prime fasi di diabete nelle quali il pancreas risponde al carico di glucosio con ritardo e in misura insufficiente. Invece di innalzarsi subito e per poco tempo, la glicemia aumenterà di poco e gradatamente dando tempo al pancreas di farvi fronte. «Ma è rilevante anche nelle persone più ‘avanti’ nella propria storia di diabete o con diabete di tipo 1», conferma Modina, «in particolare un lungo periodo di assorbimento del glucosio permette di evitare le ipoglicemie ritardate, che si verificano quando l’insulina assunta è ancora in azione, a due ore e mezza o tre dal pasto, mentre il glucosio è già stato interamente assorbito».
Quanto detto non vale solo per lo zucchero, l’effetto di modulazione degli assorbimenti da parte delle fibre vale anche per altri nutrienti: «Le fibre sono quindi consigliate per chi tende ad avere livelli elevati di colesterolo e di trigliceridi nel sangue»; sottolinea Bruna Santini. Da ultimo, una dieta ricca di fibre è fortemente consigliata alle persone che soffrono di emorroidi, fistole o altri problemi nell’ultimo tratto intestinale.



Bruna Santini, responsabile della Unità di Dietetica e Nutrizione clinica presso l’Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino.
Una porzione a ogni pasto.
Quante fibre bisognerebbe assumere ogni giorno? «L’ideale sarebbe arrivare a 30 grammi di fibre al giorno ma un minimo di 20 grammi può essere già considerato accettabile e ci si arriva con due panini integrali, una porzione di verdura a pranzo, una a cena e una mela a colazione», dice Fatati.
La regola è comunque inserire una porzione di fibre in ogni pasto e sostituire con alimenti ricchi in fibre tutti gli eventuali fuoripasto. «Soprattutto occorre dare spazio ai legumi: fagioli, fave, ceci, lenticchie, piselli. Hanno il vantaggio di essere molto economici e rappresentano un piatto completo grazie al contenuto di amidi e altri carboidrati, esattamente come la pasta e il pane, e hanno un apporto proteico come i classici ‘secondi’», sostiene Bruna Santini». Tra i vegetali sono particolarmente consigliabili i carciofi «ricchi di fibre idrosolubili e di altre sostanze specifiche molto salubri», nota Fatati, «inutile ricordare l’importanza della frutta, soprattutto se mangiata e non bevuta, e magari con la buccia. La frutta e la verdura inoltre, da un punto di vista metabolico-nutrizionale, presentano un pregio unico: le vitamine e gli antiossidanti all’interno di alimenti naturali mostrano un’azione sinergica, cioè potenziano il loro effetto e proteggono dalle patologie degenerative.
L’importanza delle fibre ha fatto aumentare l’interesse verso i cereali integrali. I cereali normalmente utilizzati sono raffinati e hanno un basso contenuto di fibre che sono contenute in quegli strati esterni che vengono asportati per produrre la farina bianca. Se questo processo avviene solo in parte, i cereali sono integrali e il loro contenuto di fibre è maggiore.
Diverso il discorso per la frutta essiccata, ricca di fibre ma anche di calorie, quindi meglio evitarla e lo stesso vale per noci, nocciole, mandorle o per le noccioline, i semi di zucca e gli anacardi utilizzati come aperitivo.


Verdura ai bambini.
«Il consumo di fibre è ridotto in tutte le fasce di età ma il fatto che i bambini oggi non assumano fibre è molto grave, per le conseguenze a breve e anche perché le abitudini alimentari sbagliate vengono corrette solo in parte nell’età adulta», ricorda Bruna Santini. Questo fenomeno ha diverse spiegazioni: «Sia istintivamente, sia perché soggetti alle suggestioni dei media, troviamo più gratificazione in alimenti e bevande ad alto indice glicemico, mentre gli alimenti a base di fibra, che sono percepiti come prodotti ‘poveri’, non sono oggetto di grandi e abili campagne pubblicitarie», nota Piero Modina.
«In molti strati sociali la carne è ancora considerata un alimento indicativo di un certo benessere economico mentre legumi e verdure sono associate a lontani periodi di disagio. Noto però», conclude Fatati, «un’inversione di tendenza. Si stanno riscoprendo i sapori autentici, gli orti e le ricette di una volta. Forse stiamo ‘facendo pace’ con la frutta e la verdura».








lunedì 30 maggio 2011

CANCRO e Ricerca scientifica.


CANCRO e RESVERATROLO: PREVENIRE è MEGLIO CHE CURARE!

Riporto di seguito l'articolo apparso il 27 Aprile 2011, su  http://www.4minuti.it/TnewsI15623Marticolo.htm 
con argomento relativo a recenti scoperte scientifiche in campo medico finalizzato a contrastare l'insorgenza del cancro.
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Lo scienziato: ecco come funzionano le sostanze anti-cancro

'Seno, prostata, linfoma: è la prevenzione la vera cura dei tumori' 

di Pierluigi Ghiggini




REGGIO EMILIA (27 aprile 2011)

Si chiamano resveratrolo e N-acetilcisteina le due sostanze che possono prevenire l’insorgenza di diverse forme di cancroLo ha scoperto il professor Ercole Cavalieri , ricercatore di fama internazionale, originario di Campagnola - dove ha famigliari e amici - ma negli Usa dal 1968. Cavalieri ha condotto le sue ricerche all’University of Nebraska Medical Center, dove lavora dal 1971. Dopo l’intervista che abbiamo pubblicato il 26 marzo, e rilanciata sul web da 4minuti.it , la nostra redazione e lo stesso Cavalieri hanno ricevuto moltissime richieste di informazioni. In questa seconda intervista, lo scienziato spiega come funzionano resveratrolo e N-acetilcisteina nella prevenzione sia dei tumori, sia di malattie del cervello come il morbo di Parkinson. 
La complessità del tema ha reso inevitabile l’uso di alcuni termini scientifici: per questo nella pagina trovate anche un piccolo glossario. 


Professor Cavalieri, le sue ricerche hanno portato alla conclusione che i tumori più diffusi (al seno, alla prostata, il linfoma non-Hodgkin, etc. ) sono innescati da un’alterazione del metabolismo degli estrogeni. Può spiegarci oggi come funziona questo meccanismo perverso?
Il corpo umano ha tantissime molecole e macromolecole, come il Dna (la catena genetica contenuta in ogni cellula), Rna e le proteine. Dal punto di vista chimico moltissime molecole sono alifatiche e eteroaromatiche . Invece sono soltanto due le molecole  aromatiche , che al loro interno contengono un anello benzenico: gli ormoni estrogeni e la dopammina , un neurotrasmettitore molto importante per il funzionamento del nostro cervello.
Io e la dottoressa Eleanor Rogan, che collabora con me da 35 anni, abbiamo scoperto che gli estrogeni, molto utili all’organismo, possono diventare cangerogeni se perdono il bilanciamento nel loro metabolismo. In questo caso il metabolismo va verso un’ossidazione più spinta ( stress ossidativo ) e  produce dei metaboliti chiamati catecoli-chinoni degli estrogeni in quantità abbondante. Quando se ne formano troppi, questi catecoli-chinoni reagiscono con il nostro Dna e c’è la possibilità che inneschino il meccanismo del cancro. I tumori più diffusi nascono così: dopo decenni di ricerche condotte da me e dalla Eleanor Rogan, oggi ne abbiamo la certezza scientifica.


Solo alcuni tumori?
Molti tumori. Il cancro al seno, alla prostata, il linfoma non-Hodgkin e altri ancora. Non è ancora dimostrato invece, che questo meccanismo sia alla base di tutti i tipi di tumori. Gli studi sono ancora in corso.

Come siete arrivati a queste conclusioni?

Le nostre analisi in vitro hanno dimostrato che i chinoni degli estrogeni reagiscono con specifiche posizioni di due basi del nostro Dna, la guanina e l’adenina. Poi abbiamo visto ripetutamente che nelle donne a rischio di cancro al seno la quantità di questi addotti, cioè dei legami fra i metaboliti degli estrogeni e le basi del Dna, aumenta in modo impressionante.

E cosa succede?

Quando questi addotti si formano, si staccano dal Dna. La base legata chimicamente col metabolita salta fuori e lascia nel Dna un buco che si chiama sito apurinico . Il problema si verifica soprattutto con l’adenina, che “salta fuori” istantaneamente dalla catena del Dna. Il corpo umano attiva immediatamente i meccanismi di riparazione del Dna dove si è creato il buco, ma nel corso di questi “lavori” possono avvenire degli errori, proprio come succede in qualsiasi produzione di serie.
Il più delle volte questi errori non hanno conseguenze, sono ”silenti“, ma una piccola parte può provocare mutazioni e quindi attivare il meccanismo del cancro. Tenga conto che in certi momenti, quando il metabolismo degli estrogeni è squilibrato, avvengono milioni e milioni di riparazioni al secondo. Di conseguenza per ridurre le riparazioni bisogna ridurre gli addotti .
E’ questa la prima tappa del cancro su cui bisogna intervenire con la prevenzione. E se si blocca la prima tappa, è ovvio che non ci saranno neppure le successive. E’ un concetto base di cui siamo certi, senza ombra di dubbio.

Lei ha già parlato dell’efficacia di due sostanze preventive, la N-acetilcisteina e il resveratrolo. Ci può spiegare come funzionano?
I fattori ambientali, gli stili di vita, l’inquinamento, l’età stessa dell’individuo possono accelerare lo sbilanciamento del metabolismo degli estrogeni. E confermo che abbiamo trovato due antiossidanti favolosi, direi magici, capaci di prevenire lo stress da ossidazione.
Oggi tutti parlano di antiossidanti, ma nessuno è consapevole dei loro veri effetti. Noi invece sappiamo esattamente in quale modo agiscono sugli estrogeni.

Parliamo della N-acetilcisteina.

Si tratta del prodotto acetilato di un amminoacido che si chiama cisteina. E’ uno dei venti amminoacidi che troviamo nelle proteine di tutti gli esseri viventi. Per essere più chiari: quando mangiamo, le proteine vanno a scindersi in amminoacidi.

Perchè è così importante?
La Natura è veramente straordinaria. Ogni cellula del nostro corpo contiene un antiossidante naturale che si chiama glutatione , importantissimo perchè la protegge dall’ossidazione. Se la cellula fosse di ferro, potremmo dire che il glutatione è un antiruggine naturale molto potente. Questa molecola è formata da tre amminoacidi: glicina, acido glutammico e cisteina.
Ora, nella nostra alimentazione, in qualunque cibo, troviamo sempre in abbondanza glicina e acido glutammico. Invece la cisteina si trova in maniera più selettiva, e anche con abitudini alimentari molto sane e controllate rischiamo di non averne a sufficienza nel nostro organismo. Inoltre si ossida molto rapidamente. Ma senza cisteina non si può formare il glutatione, cioè l’antiruggine delle cellule. Questo è il punto. Di conseguenza, bisogna assumere N-acetilcisteina per essere sicuri che le nostre cellule siano sempre piene di glutatione.
E non è soltanto questa la ragione: la N-acetilcisteina reagisce direttamente con i chinoni degli estrogeni, che di conseguenza non si legano più alle basi del Dna e non provocano i danni di cui abbiamo parlato, danni all’origine dei tumori più diffusi. Infine anche il glutatione interagisce direttamente con i chinoni. L’effetto della N-acetilcisteina è duplice: da un lato sintetizza il glutatione per la protezione ossidativa delle cellule, dall’altro può interagire direttamente con i chinoni. Infine è capace di ridurre i semichinoni, altro prodotto dell’ossidazione degli estrogeni, evitando che si trasformino in chinoni dannosi.

E il resveratrolo?
Oltre a ridurre i semichinoni come la N-acetilcisteina, il resveratrolo fa due cose meravigliose: la prima è la capacità di indurre un enzima protettivo della cellula che si chiama chinone-reduttasi ed è importantissimo. Per fare un esempio, la ragione per cui si raccomanda di mangiare cavoli e broccoli è che questi ortaggi hanno composti che attivano l’enzima chinone-reduttasi. Il secondo effetto è la capacità di tenere sotto controllo la formazione dell’enzima citocromo 1B1.

Cosa vuole dire?
Provo a spiegarmi nel modo più semplice possibile.
Il citocromo 1B1 è ultraimportante per il nostro organismo, in particolare per la formazione del 4-catecolo, ma se agisce con troppa intensità, over-express , diventa disastroso: può generare un chinone dannoso, che si chiama 3,4-catecolchinone ed è l’agente che contribuisce per il 97% all’attivazione del meccanismo del cancro. Il resveratrolo è capace di modulare il citocromo 1B1 in modo che produca quantità di catecolo, ma senza degenerare.

Esistono altre sostanze “magiche” come queste?
Sì, ce ne sono altre ma è troppo presto per parlarne: le ricerche sono in corso. Comunque resveratrolo e N-acetilcisteina coprono tutte le possibilità della prevenzione. Dovremmo metterli nei cereali e nello yogurt, come succede per le vitamine. E col tempo succederà, ne sono convinto. Però per assumere una quantità sufficiente di resveratrolo bisogna prendere le pastiglie.

Perchè?
Il resveratrolo è presente negli acini dell’uva e in alcune piante. Una bottiglia di vino rosso ne contiene al massimo 4-5 milligrammi mentre il fabbisogno giornaliero è di 250-300 milligrammi al giorno, vale a dire due pastiglie con almeno 125 milligrammi di resveratrolo per una prevenzione efficace. Inoltre bisogna produrlo sinteticamente, altrimenti sarebbe necessaria una quantità enorme di uva. Inoltre quello sintetico è purissimo, al 98%.
Per la N-acetilcisteina, un’alimentazione sana potrebbe assicurarne una quantità sufficiente all’organismo, ma se non vi è questa certezza è meglio assumerla per bocca.

E le controindicazioni?
Non ce ne sono. Il resveratrolo diventa tossico solo con quantità enormi, ma la dose consigliata da noi è piccola.

E’ difficile produrre il resveratrolo sintetico?

No, è facilissimo. In Italia non è ancora molto popolare, inoltre gli integratori in commercio ne contengono per lo più una quantità marginale, assolutamente insufficiente. Però qualcosa si muove, la gente comincia a chiederlo nelle farmacie. E devo dire che dopo la vostra intervista ho ricevuto una grande quantità di richieste. Mi interpellano molte persone che purtroppo hanno un congiunto malato di cancro: colgo l’occasione per ripetere che resveratrolo e N-acetilcisteina hanno un’efficacia scientificamente accertata per la prevenzione, non per la cura dei tumori. Al massimo potrebbero  rallentare la malattia, però non guariscono il cancro conclamato. E’ la prevenzione la vera cura del cancro. Mi sento di aggiungere, invece, che possono prevenire anche le malattie degenerative del cervello: morbo di Parkinson, Alzheimer, Sla.

Ne siete certi?

Abbiamo dati sufficienti per sostenere che il morbo di Parkinson viene attivato dalla dopammina in un ambiente leggermente acido, con pH 5,5-6. In queste condizioni può ossidarsi a chinone e quindi legarsi al Dna, esattamente come fanno i metabiliti fuori controllo degli estrogeni. Il revesratrolo e la N-acetilcisteina sono fra le poche sostanze benefiche che riescono a superare la barriera encefalica ( blood brain barrier ). Perciò quando proteggiamo il corpo dal cancro con queste sostanze, preveniamo importanti malattie del cervello.
Proprio di recente, le ricerche di altri scienziati hanno accertato che alcune zone del cervello dove viene prodotta la dopammina hanno un pH di 5,5 e sono in condizioni anormali. La scoperta di questi dati è per me una soddisfazione grandissima.

Professor Cavalieri, lei è in grado di produrre il resveratrolo sintetico?

Certamente. Abbiamo noi il brevetto della miscela di resveratrolo e N-acetilcisteina, e fra poco riusciremo a darla a tutti. Mi auguro veramente che si creino le condizioni per distribuirla direttamente in Europa, e l’ideale sarebbe creare un centro di distribuzione in Italia.

(pierluigi_ghiggini@katamail.com)

GLOSSARIO -
Molecola - Dal latino mulecola (piccola quantità). E’ un insieme di almeno due atomi uniti da un legame chimico.
Macromolecola - Molecola di dimensioni molto grandi e di elevato peso molecolare.
Dna – Acido desossiribonucleico. Contiene le informazioni genetiche di tutti gli esseri viventi.
Rna – Acido ribonucleico, chimicamente molto simile al Dna.
Proteine – Anche dette polipeptidi, sono tra i composti organici più complessi e sono i costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali.
Chimica aromatica – Scienza che studia i meccanismi di sintesi dei composti aromatici e dei suoi derivati.
Composti aromatici -
Neurotrasmettitore – Sostanza che veicola le informazioni fra le cellule componenti il sistema nervoso, ovvero i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica.
Anello benzenico - Molecola del benzene, quando fa parte a sua volta di una molecola più complessa.
Benzene - Idrocarburo aromatico monociclo. E’ un composto chimico dall’odore caratteristico: si presenta sotto forma di liquido volatile e altamente infiammabile.
Catecolo – Composto aromatico particolare, derivato dal fenolo.
Metaboliti – Prodotto del processo del metabolismo. Dopo che una sostanza è stata assimilata dall'organismo, subisce un processo di trasformazione che rende la sostanza assunta più facilmente assorbibile o eliminabile.
Chinoni – Composto aromatico chiamato anche benzochinone. Si ritrovano nel nucleo di diverse sostanza organiche fondamentali per il funzionamento del metabolismo.
Antiossidanti – Sono sostanze chimiche (molecole, ioni, radicali) o agenti fisici, che rallentano o prevengono l'ossidazione di altre sostanze.
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(le evidenziazioni in colore sono state aggiunte da me)